“UNA PENNA FRESCA E VISIONARIA CHE CAVALCA I TEMPI E SCAVALCA L’ORDINARIO”, MAGAZINE ALBATROS

Sull’onda del surrealismo.
Con “Tony Tormenta” la scrittrice Rosanna Rubino realizza un romanzo ipnotico, per gli amanti del drama, di Arianna e Selena Mannella.

Un debutto che è difficile definire tale per eleganza e schiettezza, quello di Rosanna Rubino che esordisce con un young adult dal titolo “Tony Tormenta” per la casa editrice Fanucci, che di scommesse ha imparato a farne attingendo nel panorama letterario italiano con grande propensione verso il vero talento, come quello dimostrato da Rosanna. L’autrice ha partecipato a corsi di scrittura creativa di Raul Montanari, ma sembra possedere un talento innato, una fantasia che solletica, un’arguzia narrativa non comune. “Tony Tormenta” è un romanzo implacabile e travolgente che tra paranormale e thriller crea una commistione esplosiva e ipnotica. D’ora in poi la letteratura italiana si potrà avvalere di una penna fresca e visionaria che cavalca i tempi e scavalca l’ordinario.

Come nasce l’idea di Tony Tormenta?
“Volevo creare un personaggio che fosse memorabile, avevo in mente da sempre questo ragazzino dotato di facoltà particolari e la storia è stata creata intorno a lui. Tony è intelligente, capace, carino, potrebbe avere tanto, ma non desidera nulla, perché inadeguato nel trovare la giusta distanza con tutto ciò che ha intorno.”

Quando si è autori esordienti, come si sceglie quale genere si vorrà trattare?
“Ho scritto il libro che mi avrebbe fatto piacere leggere. Da Philip Dick a Stephen King, passando per Cormac Mc Carthy o James Ellroy, c’è un po’ di tutti questi autori nel romanzo, c’è la dimensione thriller, quella fantastica e il drama. Non ho scritto però con l’intenzione di inserirlo in genere preciso.”

Vanno di moda i supereroi per Tony invece il suo essere speciale lo penalizza, la normalità diventa allora un vantaggio?
“Potrebbe esserlo, ma in realtà il protagonista fa una scelta diversa, non utilizza le sue facoltà per fare del bene. Le usa solo quando ne è costretto.”

Tony Tormenta ha gli umori di un romanzo internazionale, come ci sei riuscita?
“Attraverso le letture di una vita, ho sempre letto quel genere di romanzi, ovvero romanzi ambientati in paesi anglosassoni…, e quindi automaticamente ho scritto il libro su quel tipo di letteratura. La storia la immaginavo ambientata in luoghi in cui la natura avesse un ruolo importante e dove ci fosse scenari a perdita d’occhio, come al centro degli Stati Uniti, oppure una natura un po’ fredda, livida, come in Alaska dove è ambientato il romanzo. Quando il libro è stato proposto agli editori mi è stata fatta proprio questa osservazione…, ovvero perché questa ambientazione? In realtà ci si aspetta che un’autrice italiana scriva dell’Italia, tanto che alcuni editori hanno rispedito il romanzo al mittente.”

Tony rappresenta la gioventù di oggi o più in generale l’adulto che vive in una società che non considera il singolo?
“Fondamentalmente Tony è un borderline, come lo è la co-protagonista. Il disagio li accumuna ed è rappresentativo delle problematiche giovanili, ma in senso più ampio è un libro che racconta l’isolamento, l’incapacità di entrare in contatto con le cose.”

L’introspezione del protagonista rivela una ricerca interiore importante, che tipo di percorso hai fatto?
“Il personaggio ha una certa dimensione autobiografia, come la facoltà della psicocinesi, per esempio, che era un sogno ricorrente che avevo fin da ragazzina e che mi sono portata avanti fino a quando non ho scritto questo libro. Per il resto il protagonista è frutto di invenzione, è stato costruito passo per passo. In ogni caso, c’è da dire che il 60% del mestiere di scrivere è leggere.”

Questo non è un romanzo d’esordio comune…, è maturo, ha una trama per niente scontata, dialoghi pertinenti, una prima persona che non stanca, quanto si discosta dalla prima stesura?
“Non tanto… anche se ci sono state diverse stesure. Con due o tre finali. Ma la storia è venuta fuori in maniera fluida.”

E che scrittrice ti definisci?
“Mi piacerebbe definirmi una narratrice più che scrittrice, mi interessa scrivere delle storie che vengano ricordate. Quando scrivo non faccio altro che mettere giù il film che ho in testa, è un mestiere che si impara poco per volta.”

Ti piacerebbe realizzare una saga?
“Sarebbe bello poter pensare a un personaggio seriale…, anche se non subito. Per ora ho altri progetti di pubblicazione, staremo a vedere nel 2014.”